Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/orzalaga-77630/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=5224339">Julio César Velásquez Mejía</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=5224339">Pixabay</a>

Si chiama Miolisi. La tecnica nasce grazie alla collaborazione tra l’Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Monopoli e la PMA di Conversano

 

Una tecnica innovativa mini-invasiva, per il trattamento con radiofrequenza dei fibromi uterini, particolarmente attenta alla salute delle donne e del loro apparato riproduttivo.

È la Miolisi, ossia la termoablazione per via ecoguidata transvaginale, che nasce dalla collaborazione tra l’Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale “San Giacomo” di Monopoli, diretta dalla dott.ssa Maria Rosa Giangrande, e l’unità operativa complessa di Fisiopatologia della Riproduzione Umana e P.M.A. del PTA di Conversano, diretta dal dott. Giuseppe D’Amato, con il coordinamento del Dipartimento Gestione Avanzata Rischio Riproduttivo e Gravidanze a Rischio, diretto dal dott. Paolo Volpe.

La tecnica della Miolisi, ideata per curare i fibromi uterini e i sintomi associati, rappresenta un notevole progresso nel campo della chirurgia ginecologica, poiché in grado di coniugare efficacia clinica, minor invasività e maggiore rispetto per il benessere femminile.

La Miolisi ecoguidata offre numerosi vantaggi significativi rispetto alla chirurgia tradizionale. Innanzitutto, consente di trattare i fibromi uterini e i sintomi associati, come sanguinamento uterino, dolore pelvico, infertilità e poliabortività, senza lasciare alcuna cicatrice. Inoltre, le pazienti sottoposte a questa procedura non richiedono un ricovero ordinario di 2-3 giorni (come accade per le tecniche di tipo chirurgico), quindi con la possibilità di rapidissimi tempi di recupero.

Un aspetto cruciale di questa innovativa strategia è soprattutto la possibilità di salvaguardare l’utero riducendo il rischio di complicanze chirurgiche, in tal modo venendo incontro al desiderio delle donne di preservare l’integrità del proprio apparato riproduttivo.

Nell’ambulatorio di Fisiopatologia della Riproduzione Umana e PMA del PTA di Conversano, il dott. Antonio Stanziano – anche lui impegnato nel progetto – potrà eseguire un ulteriore approfondimento diagnostico, l’Elastosonografia “point shear wave” (SWE), un’avanzata tecnica ad ultrasuoni che fornisce una misurazione quantitativa della rigidità tissutale dei fibromi migliorando ed approfondendo la fase diagnostica della metodica per il trattamento dei fibromi uterini (quelli rispondenti a specifiche caratteristiche) e della sintomatologia ad essi connessa.