Un’opera necessaria o di cui si poteva farne a meno? Il primo paziente, intanto arriverà tra qualche mese
Inaugurazione in pompa magna sabato mattina per ilnuovo ospedale Monopoli-Fasano. Una grande festa per la politica regionale ma soprattutto per le due amministrazioni locali, quella di Monopoli e Fasano, che ora avranno una struttura sanitaria nuova a completa disposizione da gestire.
L’ospedale, realizzato su un terreno agricolo (un uliveto) espropriato, al confine tra Monopoli e Fasano, avrà 299 posti letto, ospitati in 150 camere di degenza, 9 sale operatorie (comprese 3 sale per Chirurgia ambulatoriale, oltre a 1 sala autoptica e 2 sale rosse di emergenza-urgenza) e 10 sale diagnostiche.
Il parcheggio può ospitare 742 posti auto, mentre nell’ottica della sostenibilità c’è un impianto fotovoltaico con potenza di 915 kWp. L’edificio sorge su un’area pari a 178.000 metri quadri, ha una superficie lorda di circa 63.000 metri quadri e un volume complessivo di 295.000 metri cubi. La struttura si sviluppa su tre livelli (più un quarto interrato).
La struttura ospedaliera servirà un bacino d’utenza di oltre 260mila persone, distribuite principalmente su 8 comuni della Provincia di Bari e 4 della Provincia di Brindisi, oltre a uno della Provincia di Taranto. Nell’area sono stati portati tutti i servizi e le servitù, acqua, luce, gas e una strada di accesso con relativa segnaletica stradale per accedere da entrambe le direzioni.
Per essendo un ospedale all’avanguardia, costato 116 milioni di euro e costruito in 7 anni, non mancano però le criticità. Innanzitutto, il personale. Le due ASL, Bari e Brindisi, hanno difficoltà a fornire il personale sanitario: nonostante i tentativi per trovare un accordo tra le parti, lo spostamento di medici e infermieri da una struttura ad un’altra mette in serie difficoltà entrambe le parti, che vengono sguarnite a discapito dei servizi essenziali e dell’assistenza ai pazienti.
Ecco perché, evidentemente al momento, saranno trasferite le unità operative del San Giacomo. È già in corso il trasferimento della direzione, degli uffici e della sorveglianza sanitaria. Entro in 31 ottobre saranno terminati i collaudi, a novembre saranno trasferiti i reparti, mentre per dicembre è previsto l’arrivo del primo paziente.
Anche se la struttura punta sulla sostenibilità, sul concetto di wellness e a misura d’uomo, resta sempre un ospedale che ha bisogno di professionalità, operatività e accessibilità per poter curare egregiamente i pazienti.
Inoltre, un unico accesso stradale dalla SS16 per la struttura non sarebbe la soluzione migliore, perché il traffico e gli ingorghi, tra lavori e vacanzieri, sulla Statale spesso bloccano una parte della Statale. In caso di emergenza, sarebbe difficile, anche per un’ambulanza a sirene spiegate, raggiungere l’edificio.
Mancano anche i collegamenti pubblici diretti da Monopoli e da Fasano per gli utenti e i pazienti. Difficile anche considerare la mobilità proveniente dagli altri Comuni che rientrano nel bacino d’utenza.
Un altro problema è la questione politica, sia interna e sia nazionale. L’assessore regionale al ramo Piemontese non ha partecipato all’evento, in quanto non sarebbe stato coinvolto nel progetto, così come il sottosegretario alla Salute Gemmato, che aveva invece chiesto di rinviare l’inaugurazione quando ci saranno i pazienti.
Reperito il denaro per realizzare l’opera, manca ora il denaro per pagare il personale. E questo è stato sottolineato da Emiliano che non ha potuto fare altro che constatare anche l’assenza del Governo all’inaugurazione.
Intanto gli ospedali esistenti non saranno chiusi, ma diventeranno ambulatori, così da mantenere una presenza costante sul territorio. Ma anche in questo caso serve un’interlocuzione con il Governo e servono i soldi per finanziare le modifiche strutturali e per assumere il personale.
Se ciò dovesse andare a buon fine, il San Giacomo ospiterà tutta la struttura del San Camillo, il day hospital, la ASL, la Riabilitazione e le Cure Palliative, che potrebbe diventare, se l’iter burocratico va in porto, la nuova caserma dei Carabinieri.
Insomma, questo ospedale sembra un “atto di forza” di una parte della politica che vuole dare un segno ad un’altra parte politica. Un messaggio forte che potrebbe mostrare i suoi eventuali vantaggi solo a lungo termine, che non è detto siano tali per le rispettive comunità.
Sicuramente il progetto del nuovo ospedale di Monopoli, redatto negli anni ’80 durante l’amministrazione di Walter Laganà, situato a ridosso della SS16 ma nella zona industriale, dove non sarebbero servite infrastrutture, servizi e servitù perché già presenti anche allora, avrebbe fatto risparmiare tanto denaro pubblico e avrebbe permesso ad una comunità di identificarsi in una struttura funzionale e all’avanguardia.
Ormai non si può tornare indietro. Ora dobbiamo solo sperare che l’ospedale Monopoli-Fasano non diventi una cattedrale nel deserto. Nel mezzo, però, ci sono le elezioni regionali.


